LA RIVISTA DELLA
2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
25 OTTOBRE 2018

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LA RIVISTA DELLA 2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 25 OTTOBRE 2018

Block Party
Adrian Meyer

L’euforia attorno al blockchain è inarrestabile. Questa tecnologia potrebbe infatti rivoluzionare non soltanto il settore finanziario.

Blockchain-Tomaten in Holz-Boxen (Symbolbild).
Thinkstock

Chi sa da dove arriva veramente il pomodoro sul proprio piatto? E come è stato coltivato? Il consumatore si fida del supermercato, che si fida del rivenditore, che si fida del contadino che ha prodotto i pomodori secondo la qualità indicata sulla confezione. Il consumatore non può verificarlo in modo rapido e semplice. Una tecnologia che negli ultimi mesi è stata al centro dell’attenzione promette di cambiare questa situazione: il blockchain.

Invece di fidarsi alla cieca dei rivenditori, il consumatore ha il controllo totale.

La start-up statunitense «Ripe.io» vuole ad esempio rendere trasparente e tracciabile la catena alimentare tramite il blockchain e l’internet delle cose. Il piano: i sensori sorvegliano la crescita dei pomodori, memorizzano automaticamente su un blockchain i dati relativi alla temperatura e all’irrigazione, alla maturazione e al contenuto di zucchero. Lo stesso avviene per lo stoccaggio e il trasporto fino alla consegna. I dati vengono costantemente registrati. Sono accessibili a tutti e, grazie alla tecnologia blockchain, non possono essere manipolati. Invece di fidarsi alla cieca dei rivenditori, il consumatore ha il controllo totale.

Adam Glanzman/Bloomberg via Getty Images

Blockchain e pomodori: al momento sembra una strana accoppiata. Tuttavia, mostra in quali settori la tecnologia blockchain sta già prendendo piede. Non è considerata soltanto la base delle criptovalute come i bitcoin, ma promette una rivoluzione in innumerevoli settori economici.

Adam Glanzman/Bloomberg via Getty Images

La Svizzera è presente in prima fila. Nell’autodefinita Crypto Valley tra Baar e Zugo si sono già insediate decine di start-up che si dedicano alla tecnologia blockchain. Sul sito internet Cryptovalley Directory sono registrate ben oltre 500 start-up, organizzazioni e fornitori di servizi svizzeri, che lavorano con soluzioni blockchain. Le applicazioni vanno dalle nuove criptovalute alle piattaforme commerciali nell’industria finanziaria, dai dossier per auto d’occasione al controllo del trasporto di medicinali e di container intelligenti fino ad arrivare a nuove soluzioni per le donazioni e l’e-voting (vedi pagina 50). Secondo un sondaggio di IBM, circa il 70 percento di tutte le aziende svizzere vede il potenziale della tecnologia blockchain.

Ma che cosa diavolo è un blockchain? Di principio il blockchain descrive una banca dati decentralizzata. I dati non vengono salvati su un computer, ma distribuiti su molti terminali. La banca dati funziona come una lista in continua crescita, di cui ogni utente possiede una copia esatta. I nuovi dati vengono uniti in record (cosiddetti block). Questi blocchi vengono collegati (cosiddetti chain) tra loro mediante l’uso della crittografia e vengono regolarmente inviati ai computer in rete.

Video: Bitcoin – che cos’è?

Sebbene i singoli dati del blockchain siano di principio visibili a tutti, l’autore rimane anonimo grazie alla crittografia. È il caso di un blockchain pubblico, come quello utilizzato dal bitcoin. Le aziende utilizzano però maggiormente blockchain privati, dove solo le persone autorizzate possono accedere ai dati (i cosiddetti permissioned blockchain, vedi illustrazione a pagina 51). Caratteristica comune a entrambi: ciò che viene salvato sul blockchain non può essere alterato. Cancellare o manipolare i dati è praticamente impossibile perché ogni modifica verrebbe scoperta. Infatti, ogni blocco ha una propria impronta codificata: il cosiddetto valore di hash, un termine che proviene dalla crittografia. Il blocco successivo deve avere una copia di questa impronta, in aggiunta alla propria. Solo in questo modo può collegarsi al blocco precedente. Il terzo blocco ha a sua volta una copia dell’impronta del secondo e la propria, e così via. Così ogni blocco si basa su quello precedente.

Chi manipola successivamente un dato in un blocco modifica in automatico l’impronta di questo blocco. Il blocco successivo non è più in grado di leggere questa nuova impronta, visto che ha solo una copia dell’impronta originale. La manipolazione spezza quindi la catena e tutti i blocchi successivi non sono validi. Visto che ogni utente in rete possiede una copia del blockchain originale, si accorge subito se qualcosa non va. Un blockchain è quindi paragonabile a un archivio virtuale, trasparente, non manipolabile e decentrale, che non viene sorvegliato da un’istanza, bensì dalla rete.

Così in futuro si potrebbero stipulare o disdire automaticamente contratti senza l’intervento di un avvocato.

Per le transazioni la tecnologia promette la fine di tutti gli intermediari che garantiscono il rapporto di fiducia. Così in futuro si potrebbero stipulare o disdire automaticamente contratti senza l’intervento di un avvocato. Oppure trasferire denaro senza una banca centrale, come succede per i bitcoin. Il bitcoin si basa sulla blockchain più vecchia attualmente esistente. È stata creata nel 2008 da Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo di una persona ancora sconosciuta. Gli scienziati hanno studiato e descritto la relativa tecnologia già all’inizio degli anni Novanta.

Con il bitcoin le transazioni effettuate in rete vengono unite in un blocco ogni dieci minuti e aggiunte a un blockchain. L’intero blockchain di bitcoin è salvato su milioni di computer ed è aggiornato costantemente. A inizio anno aveva già raggiunto una dimensione di circa 180 gigabyte. I nuovi blocchi vengono verificati e confermati ogni dieci minuti dai cosiddetti «miner» (minatori). Chi convalida per primo un blocco riceve come ricompensa una determinata quantità di nuovi bitcoin. Così i miner creano in modo decentralizzato nuovo denaro digitale. Attualmente i miner ricevono per ogni blocco convalidato 12,5 bit-coin, che al corso attuale corrispondono a circa 75 000 franchi svizzeri. Ogni giorno vengono creati 1800 nuovi bitcoin.

Shutterstock

Sembra facile, ma in realtà è incredibilmente difficile. Infatti, per convalidare un nuovo blocco devono essere risolti complicati calcoli matematici. Maggiore è la capacità di calcolo di un miner, maggiore è la possibilità di risolvere questi problemi. Si aggiudica quindi i bitcoin chi possiede il computer più potente. Il mining funziona quindi come una lotteria: chi compra più biglietti aumenta le sue probabilità di vittoria.

Per questo motivo il mining viene effettuato industrialmente solo in giganteschi centri di calcolo, con un consumo energetico incredibilmente elevato. Visto che sempre più persone vogliono ottenere bitcoin con processori sempre più performanti, i calcoli da risolvere sono sempre più difficili. Solo in questo modo la creazione di nuovi blocchi viene mantenuta costante ed è possibile evitare manipolazioni. Inoltre, il numero totale di bitcoin è limitato a 21 milioni. Attualmente è già stato estratto l’80 percento di tutti i bitcoin. Di conseguenza sempre più miner si contendono con computer sempre più potenti risorse sempre minori. Ci possiamo immaginare questa situazione pensando a cercatori d’oro in una miniera, dove le pepite più grandi non ci sono più da tempo. Solo chi lavora con la dinamite e gigantesche ruspe ha ancora possibilità di successo.

Attualmente è già stato estratto l’80 percento di tutti i bitcoin.

Questa competizione attorno alle capacità di calcolo ha gravi conseguenze per l’ambiente. Secondo il «Bitcoin Energy Index», attualmente i computer per il mining nella rete bitcoin consumano circa 73 terawattora di corrente all’anno. Ciò corrisponde al consumo energetico di tutta l’Austria e circa allo 0,33 percento di quello mondiale. Una singola transazione nella rete bitcoin necessita della stessa energia di circa 30 economie domestiche americane in un giorno. Il bitcoin è quindi un’enorme macchina inquinante. La maggior parte dei centri di calcolo si trova in Cina, dove vengono alimentati dall’eco-nomica energia prodotta dal carbone. Un enorme consumo di risorse.

In seguito a tutti i suoi difetti si può considerare il bitcoin un blockchain 1.0: poco pratico, oldschool, lento. Tuttavia, rappresenta un’idea di base pionieristica che
viene costantemente sviluppata. Infatti, gli sviluppatori di software di tutto il mondo lavorano a soluzioni per rendere la tecnologia blockchain più ecologica, efficiente e rapida. E per applicarla a settori economici completamente nuovi. Il blockchain modificherà il mondo tanto quanto internet: era questo il pensiero alla base dell’impennata del corso del bitcoin a fine 2017. In quell’occasione il corso era salito a quasi 20 000 franchi svizzeri in poche settimane, per poi crollare altrettanto rapidamente. Attualmente si attesta a circa 6509 franchi.

La tecnologia risale in realtà a decenni fa.

L’eco mediatico attorno al bitcoin ha dato il via a una gigantesca ondata innovativa. Vengono fondate centinaia di start-up per sviluppare ulteriormente la tecnologia blockchain e per introdurla in applicazioni completamente nuove. Queste aziende hanno raccolto miliardi di investimenti in poco tempo. L’euforia ha sorpreso anche i ricercatori che da molto si occupano della tecnologia blockchain. «Non riesco davvero a spiegarmi questo hype attorno al blockchain» afferma ad esempio Roger Wattenhofer (48), professore di sistemi distribuiti presso l’ETH di Zurigo, «perché la tecnologia risale in realtà a decenni fa». Wattenhofer crede che l’euforia iniziale si placherà tra poco. «La domanda è», afferma Wattenhofer, «se c’è sempre bisogno di un blockchain o le altre soluzioni non sono meglio». Infatti, già ora i dati vengono salvati in modo affidabile in sistemi distribuiti. E-mail, conti bancari, dati dei clienti: «sarebbe molto sorprendente se tali dati venissero ancora memorizzati centralmente», afferma.

Roger Wattenhofer, Professor für Verteilte Systeme
ETH Zürich

Wattenhofer è convinto che il blockchain è ora perlopiù un termine di marketing e una soluzione tra tante nella digitalizzazione dell’economia. «Non credo che la tecnologia blockchain travolgerà il mondo così come tanti dicono», aggiunge. «La digitalizzazione nella sua totalità è molto più ampia». Il blockchain è solo una parte. «Tuttavia, al momento vedo tantissime buone idee per la tecnologia». La grande ricerca dei blockchain è appena iniziata.