LA RIVISTA DELLA
2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
25 OTTOBRE 2018

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LA RIVISTA DELLA 2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 25 OTTOBRE 2018

CSI: Irchel
Gabi Schwegler

Scalpello e sega sono ormai acqua passata. Il medico
legale Michael Thali punta sulle tecnologie digitali e crede che tra pochi decenni non sarà più necessario incidere i corpi durante l’autopsia.

Autopsia tramite tomografia compu­terizzata: grazie alla virtopsia il corpo rimane perlopiù intatto.
Daniel Kellenberger

Non è un posto ordinario: tre parcheggi per i medici di turno, uno per la polizia e due per i visitatori. È un posto dove in questa mattinata ventosa il carro funebre si è già fermato tre volte. All’Istituto di medicina legale (IRM) dell’Università di Zurigo a Irchel vengono esaminate in media dieci persone decedute alla settimana, provenienti dal Canton Zurigo e dai cantoni limitrofi, la cui morte è stata improvvisa e inaspettata ed esiste il sospetto che sia stata causata da un atto di violenza.

Il medico legale e ideatore della virtopsia: Michael Thali, soprannominato «Digithali».

Nelle serie poliziesche televisive l’autopsia viene effettuata con scalpello, sega e iniezioni. La realtà del medico legale Michael Thali (50), che dirige l’istituto zurighese dal 2011, è diversa. 20 anni fa, in una baracca provvisoria dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Berna, ha sviluppato insieme al suo team la virtopsy, l’autopsia virtuale senza scalpello. «Allora era una rivoluzione ed era molto contestata soprattutto nella cerchia di esperti di lingua tedesca» afferma Thali, che con una punta di orgoglio nomina en passant il suo soprannome «Digithali».

Oggi il metodo si è da tempo affermato in tutto il mondo e viene utilizzato dai principali centri di medicina legale della Svizzera. «Con l’aiuto dei dati rilevati in modo digitale possiamo rispondere a circa l’80 percento delle domande forensi. Per i casi non problematici, la documentazione risulta perfino di qualità superiore». Questa scoperta è valsa a Thali e al suo team lo Swiss ITC Award nel 2015, con il quale vengono premiati «digitalizzatori» innovativi in Svizzera. Il fattore che ha dato il via alla ricerca di questi nuovi metodi è stato l’omicidio di Kehrsatz nel 1985, ancora oggi irrisolto anche perché non era possibile rispondere in modo inequivocabile alla questione riguardante l’arma del delitto.

Con l’aiuto dei dati rilevati in modo digitale possiamo rispondere a circa l’80 percento delle domande forensi.

Con una virtopsia viene creata una tomografia computerizzata del corpo. In aggiunta il virtobot (un robot adattato che viene ad esempio utilizzato nell’industria automobilistica per la garanzia della qualità) svolge una scansione superficiale del corpo. Inoltre, il robot effettua fotografie del tes--suto del corpo, che possono poi essere applicate sulla salma in 3D.

I processi risultano quindi più rapidi e i corpi possono essere restituiti più velocemente alle famiglie. «L’aspetto più importante è però che il corpo rimane intatto. Ciò è di conforto ai familiari, soprattutto quando si tratta di bambini deceduti in maniera improvvisa», afferma Michael Thali. «Inoltre la tridimensionalità del corpo rimane memorizzata per sempre. Ciò semplifica il lavoro investigativo della polizia e del ministero pubblico e aumenta notevolmente le possibilità di ricostruzione». Il numero di esami forensi, nei quali è stata effettuata solo una virtopsia e non un’autopsia classica, è passato da 30 casi nel 2015 a circa 200 nel 2017.

Ma si percepisce subito quando lo si incontra che Thali è un uomo impegnato e un medico che non vuole sedersi sugli allori. La sua visione è più ampia. «Stiamo lavorando a una diagnostica per immagini, che ci permette in un solo colpo di dimostrare la presenza di alcol, droghe e medicinali nel corpo, senza doverlo incidere. E a lungo termine sarà anche possibile ricavare il filamento dei geni». All’IRM si sta quindi studiando, in prima mondiale, un nuovo metodo per individuare con la risonanza magnetica tomografica la concentrazione alcolica nel corpo.

3D Modell eines Schädels mit Kopfschuss

Si tratta della parte più facilmente realizzabile della visione di Thali perché l’etanolo, che viene decomposto durante il consumo di alcol, è una molecola grande. «Penso che potremo utilizzare regolarmente questo metodo tra meno di dieci anni», afferma Thali. Il rilevamento di droghe e medicinali è ancora una sfida a lungo termine a causa della bassa concentrazione. «E potremo individuare il filamento dei geni con questo metodo solo tra circa 50 anni». Sulla base delle informazioni dei geni è ad esempio possibile creare precisi identikit per la ricerca di criminali.

Poco prima di mezzogiorno, sul materasso a depressione si trova già il terzo cadavere davanti al tunnel di scansione. Sul corpo senza vita sono stati applicati diversi contrassegni adesivi, che fungono da referenza per la successiva costruzione del modello in 3D. Dietro a un vetro siede Lars Ebert (41), che insieme a Thali è arrivato all’IRM di Zurigo da Berna ed attualmente lavora all’ulteriore sviluppo della procedura per la virtopsia. Studia insieme al suo team i metodi di deep
learning che mirano a semplificare il lavoro dei medici legali. «Una tomografia computerizzata può avere fino a 10’000 singole immagini, la cui analisi da parte di un radiologo può richiedere ben otto ore», afferma Ebert. Un sistema automatizzato in grado d’imparare dovrebbe poter riconoscere in futuro le fratture, misurare l’urina nella vescica e individuare il peso del cuore. «In questo modo, nella valutazione il medico legale potrebbe concentrarsi sulle particolarità registrate dal sistema».

Dobbiamo rendere disponibili questi nuovi metodi ai ministeri pubblici e agli inquirenti della polizia.

In Svizzera, dove ci sono tra gli 80 e i 100 omicidi all’anno, è meno decisivo rispetto ad altri Paesi dove i casi sono maggiori come il Sudafrica, gli USA e il Messico.
«La nostra ricerca potrebbe servire ai colleghi di questi Paesi perché attualmente, per motivi di tempo, non riescono a rispettare tutti gli standard qualitativi per le autopsie», afferma Ebert.

Una seconda priorità di ricerca è la ricostruzione di luoghi del delitto con l’aiuto della realtà virtuale (VR). Insieme al centro di competenza per il 3D dell’Istituto forense della polizia cantonale zurighese, vengono ricostruiti e resi accessibili con gli occhiali VR i luoghi del delitto. «In questo modo possiamo riportare i reo confessi o i presunti colpevoli sulla scena del crimine originale e ottenere risposte più affidabili alle domande ancora in sospeso sullo svolgimento dei fatti», afferma Ebert.

Quando ne parla il responsabile dell’istituto Thali, il suo entusiasmo è tangibile. «Dobbiamo rendere disponibili questi nuovi metodi ai ministeri pubblici e agli inquirenti della polizia e convincerli dell’efficacia di queste possibilità digitali. Così come lo abbiamo fatto con la virtopsia», afferma e varca la porta di vetro abbandonando lo scantinato con la grande scritta Virtopsy.

Daniel Kellenberger