LA RIVISTA DELLA
2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
25 OTTOBRE 2018

digitalswitzerland

Social Media

Dati & Fiducia

Lavoro & Professione

Vita & Società

Sponsored

LA RIVISTA DELLA 2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 25 OTTOBRE 2018

«Dobbiamo trovare delle soluzioni»
Sermîn Faki

Il Presidente della Confederazione Alain Berset sulle opportunità e sui rischi della digitalizzazione, nonché sull’espressione del suo lato giocoso sui social media.

«Il Consiglio federale ha già esaminato due volte la base giuridica per i social media»: Alain Berset, Presidente della Confederazione
Kurt Reichenbach/Schweizer Illustrierte

Onorevole Presidente della Confederazione, sembra che negli ultimi mesi il tema della digitalizzazione sia finalmente arrivato anche a Palazzo federale: gli interventi parlamentari si moltiplicano, anche il Consiglio federale e l’amministrazione fanno passi avanti. Perché solo ora?
Alain Berset: Devo contraddirla subito. Il Consiglio federale ha approvato una prima strategia «Svizzera digitale» già nel 2016. C’è bisogno di un certo lasso di tempo affinché sviluppi complessi come la digitalizzazione vengano individuati dal radar politico e attuati in progetti concreti. Inoltre, anche tanti altri attori si occupano del tema. Per fortuna! Infatti, per una Svizzera digitale di successo c’è bisogno della forza innovativa di tutti noi, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sociale.

Cosa significa?
La digitalizzazione ci mette davanti alla domanda: cosa vogliamo mantenere e cosa dobbiamo cambiare? Vogliamo mantenere la nostra sicurezza sociale. Infatti, una Svizzera digitale non apre solo immense opportunità, ma porta anche molta insicurezza. Dobbiamo prendere questo sul serio e trovare delle soluzioni; prima è, meglio è.

La Svizzera è ben equipaggiata per questa rivoluzione?
Sì, molto, grazie alla buona formazione, alle ottime infrastrutture e a un’economia efficiente. Inoltre le vie sono brevi: ci si conosce e ciò semplifica molte cose. Tuttavia, affinché il maggior numero possibile di persone possa approfittare della digitalizzazione, è necessario rafforzare in particolare la formazione e il perfezionamento.

Quali temi devono essere trattati con urgenza?
Più temi contemporaneamente: dovremmo aprire basi di dati adatti come open data, ad esempio per rendere la mobilità più efficiente e più orientata ai clienti. Nell’e-government faremo un balzo in avanti quando verrà introdotta l’eID. Nel settore sanitario abbiamo un grande potenziale con la cartella informatizzata del paziente.

In che misura?
Può aiutarci a migliorare la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e l’efficienza del sistema sanitario. Importante è però incrementare la protezione dei dati. Ed è proprio quello che sta facendo il Parlamento.

Dove risiedono le maggiori opportunità per la Svizzera?
Nello stretto collegamento delle nostre buone scuole universitarie con l’industria innovativa. Questa collaborazione, tradi­zionalmente stretta, tra scienza ed economia ha fatto sì che siamo leader nel settore dei droni. E nel federalismo, che è anche una gara delle idee. Cantoni come Ginevra e Zugo raccolgono esperienze, di cui possono approfittare anche gli altri.

Utilizza regolarmente Instagram: selfie in una scuola di lottatori di sumo a Tokio.
instagram/alain.berset

La programmazione deve diventare una materia scolastica?
Innanzitutto, la scuola dell’obbligo è di competenza dei cantoni. A me non sembra necessario che tutti i bambini e ragazzi sappiano programmare. L’insegnamento delle competenze digitali fa però parte della formazione. È importante che gli allievi capiscano i nuovi media, sappiano usarli in modo mirato e ne conoscano i rischi.

I giganti di internet come Google e Facebook sono diventati troppo potenti? C’è urgente bisogno di nuove leggi? Si tratta pur sempre di dati personali e rischi di manipolazione.
Osserviamo attentamente questi sviluppi. Il Consiglio federale ha già esaminato due volte la base giuridica per i social media. C’è però una certa riluttanza nell’intervenire. Per sperare di avere successo, le misure che concernono le multinazionali digitali devono essere stabilite a livello internazionale.

In Svizzera un tema caldo è il voto elettronico. La Confederazione vuole procedere in questo senso, ma un’iniziativa popolare sta lottando per un
divieto. È sorpreso?
Le nuove tecnologie hanno bisogno di tempo per essere accettate. È normale. Il diritto di voto è un bene prezioso. La legittimazione degli scrutini si basa sul fatto che i cittadini hanno fiducia nella validità dei risultati. Non dobbiamo dimenticare che molti svizzeri vivono all’estero. Vogliamo che rimangano legati alla loro nazione, anche dal punto di vista politico. Per questo il voto elettronico è importante.

Da che parte sta?
Sono convinto che il voto elettronico è un vantaggio per la nostra democrazia diretta. Ma come detto: deve essere assolutamente sicuro.

Il tema della neutralità della rete, cioè il principio che tutti i dati in internet vengano trattati allo stesso modo, riscuote ancora poco interesse pubblico. Il Consiglio federale non ha voluto fissarlo in una legge. Come mai?
È molto semplice: a differenza di altri Paesi, finora non abbiamo avuto alcun blocco o rallentamento della trasmissione dei dati. Il Consiglio federale non vuole regolamentare in anticipo.

Veniamo a lei: qual è il principale vantaggio della digitalizzazione secondo lei?
Ho sempre con me una fotocamera, che utilizzo spesso e volentieri. Inoltre, posso lavorare mentre viaggio con tutti i vantaggi e gli svantaggi.

In futuro i temi sociali diventeranno ancora più importanti.

E il rischio più grande?
Il fatto che la digitalizzazione acceleri la tendenza alla divisione sociale. Qui dobbiamo prestare attenzione. Sono convinto che i temi sociali come salari equi, una buona previdenza per la vecchiaia e la protezione contro la disoccupazione diventeranno ancora più importanti in futuro.

Lei è il Consigliere federale più attivo sui social media: ha infatti sia un account Twitter che un profilo Instagram di successo. Quali contenuti posta davvero lei?
La mia pagina Facebook viene gestita dal servizio di comunicazione del dipartimento, di Twitter e Instagram me ne occupo personalmente.

Che cosa l’affascina?
Lì posso far emergere il mio lato giocoso. I social media offrono possibilità di informazione e scambio molto diverse. Chi sa usarle aumenta la sua chance di essere ascoltato e capito.

Quanto tempo permette ai suoi figli di trascorrere sui social media e su internet?
Per i giovani i social media sono centrali. Un utilizzo sicuro e sano è quindi davvero importante. E questo è sicuramente un argomento di discussione in tutte le famiglie. Da un lato è necessario sapere come funzionano i social media e dove sono i rischi, ad esempio nel cybermobbing. Dall’altro c’è bisogno di chiare regole e di un equilibrio tra attività online e offline. Ma anche per noi adulti è così ...