LA RIVISTA DELLA
2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
25 OTTOBRE 2018

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LA RIVISTA DELLA 2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 25 OTTOBRE 2018

«I figli di immigrati son o migliori»
Peter Hossli

La cultura svizzera delle start up non è sufficientemente buona, afferma Florian Schweitzer, fornitore di capitale di rischio. Auspica più politici coraggiosi.

KellenbergerKaminski

La targhetta accanto al campanello è un po’ ingiallita, l’entrata si trova nel cortile interno. A pianterreno c’è uno studio dentistico. «Qui posso riflettere bene, è così tranquillo», afferma Florian Schweitzer (44), CEO di una delle più antiche e più grandi aziende di capitali di rischio europee. In una villa di San Gallo in stile Art Nouveau dirige btov. L’abbreviazione significa «brains to ventures». Le idee trovano capitale. Attualmente il fondo ha investimenti per 375 milioni di euro, soprattutto in start up in Svizzera, Germania e Austria.
Schweitzer – alto, magro e agile – ci fa strada verso la sala riunioni, allestita con mobili di design americani ed europei. Un locale discreto e invitante. «Trascorriamo molto tempo qui, deve essere bello». btov riceve ogni anno tra i 3000 e i 5000 business plan, di cui 200 passano alla selezione ristretta. L’azienda investe poi in una decina. «Non conta la quantità, bensì la qualità», afferma Schweitzer, che è allenato ad avere pazienza. «A volte ci vogliono dieci anni fino a quando una start up raggiunge il successo».
Le persone straordinarie portano successo. Spesso sono loro a trovare btov senza che l’azienda le cerchi. «I fondatori straordinari di aziende conoscono la strada per arrivare a un nostro super angelo», un investitore che sale subito a bordo. A volte gli basta una pagina, dove un team forte ha schizzato un’idea affascinante. Ciò succede una volta all’anno, nel migliore dei casi cinque. Investire più avanti è più sicuro, ma meno entusiasmante. «Voglio incontrare più fondatori capaci», afferma. Come categoria più importante cita il timing. Cinque anni fa guardava prima il team e poi l’idea. «Oggi è il timing a essere centrale, poi il team e da ultimo l’idea». Sul mercato non ha alcuna chance chi arriva troppo presto o troppo tardi. Un buon team può fare qualcosa di buono anche con un’idea mediocre. Raramente il business plan originale coincide con la storia di successo. «Se un team è mediocre, si arenano anche le idee migliori». La società di e-commerce Zalando dimostra quanto sia centrale il timing. Nel 2000 sono stati investiti oltre 200 milioni di franchi in circa 100 negozi online. Nessuno è sopravvissuto. Zalando è arrivato nel 2008, quando il mercato era maturo. Oggi l’azienda vale più di otto miliardi di franchi.

Daniel Kellenberger

E la cultura svizzera delle start up? «Non è sufficientemente buona», sentenzia l’imprenditore. Sono passati vent’anni dall’entrata in borsa di Logitech. Da allora nel settore IT non c’è più stato niente. «Un Paese come Israele fa nascere un Logitech all’anno», afferma. Sono necessari «più politici coraggiosi come il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann», che ha recentemente dichiarato la Svizzera una cripto-nazione, cioè un Paese che mira a sviluppare la tecnologia blockchain.
E la cultura delle start up dell’ETH di Zurigo spesso lodata? «È come nel calcio, davvero buone sono spesso le start up dei figli di immigrati». Le persone con passato migratorio hanno più ambizione, più coraggio e una volontà più marcata di raggiungere qualcosa di straordinario. Come nella Silicon Valley, dove il padre di Steve Jobs è emigrato in America dalla Syria, mentre il fondatore di Intel Andrew Grove dall’Ungheria.
Schweitzer è ginevrino. Per capire come si muove il mondo, frequentò il tirocinio di specialista in spedizioni a Ginevra. Nel 1995 lesse nella rivista «L’Hebdo» un articolo riguardante internet e ne rimase affascinato. Formulò le idee per la spedizione del futuro e le mostrò alla sua capa, che le rifiutò. Da lì in poi diventò chiaro: «Voglio essere il capo di me stesso». Si iscrisse all’Università di San Gallo; lì fece esperienze simili quando si informò dove avrebbe potuto imparare qualcosa su start up e capitale di rischio. I professori ribattevano dicendogli di calmarsi. Prevedevano per lui un grande ufficio presso un’azienda come Roche o Novartis.
Schweitzer non si calmò. All’università poté godere dello spazio di manovra necessario. Trovò amici che pensavano come lui e che sapevano chi aveva buone idee. Quando sempre più investitori si rivolsero a loro per informazioni su start up promettenti, fondarono la loro ditta. Andarono in tre per cinque giorni in montagna e svilupparono l’idea di una piattaforma, dove potevano incontrarsi start up e investitori. Trasmisero su N-TV uno show dedicato alle start up. Ogni settimana ricevevano circa 30 business plan, ottenendo così una panoramica della scena europea delle start up.


Quando nell’aprile 2001 scoppiò la bolla delle dot-com e fallì una ditta dopo l’altra, i fondatori ristrutturarono btov. Vendettero la piattaforma online e si concentrarono sul capitale di rischio. Circa 300 business angel investirono denaro. Cinque erano investitori professionisti che portavano le loro idee. Da cinque si formò un circolo ristretto di 55 investitori. «Un gruppo molto unito», afferma Schweitzer. «Ci fidiamo l’uno dell’altro». Il denaro non è decisivo. «Tempo e fiducia sono i due fattori che ci tengono uniti». Entra nel circolo chi viene proposto da un altro e può spiegare con convinzione perché ne vuole far parte. Ogni membro ha diritto di veto. Chi non si comporta in modo adeguato viene escluso. È già successo tre volte. Paragona i venture capitalist ai reporter. «Entrambi cercano di intuire lo spirito del tempo e di trovare le persone che vogliono segnarlo». Il rapporto tra una start up e un venture capitalist è «un po’ come un matrimonio», spiega. «Restiamo uniti nella buona e nella cattiva sorte».
Non può decidere molto. Fa domande, ascolta. E aiuta: a trovare collaboratori, procurare altro denaro, assistere il fondatore in caso di divisione. L’obiettivo è entrare in borsa. «Allora un’azienda può svilupparsi meglio rispetto a quando viene venduta».
Ai giovani imprenditori europei sconsiglia di andare nella Silicon Valley. «Lì lottano con Facebook, Uber e Google per accaparrarsi i migliori ingegneri». È molto più rapido se un venture capitalist americano aiuta ad accedere al mercato US. «Può essere leader a livello mondiale solo chi è leader negli USA». Per il denaro non è però necessario andare in America. «In Europa c’è abbastanza capitale».