LA RIVISTA DELLA
2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
25 OTTOBRE 2018

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LA RIVISTA DELLA 2a GIORNATA DIGITALE SVIZZERA 25 OTTOBRE 2018

«Non mordono!»
Sermîn Faki

Facebook? Google? Non sono poi così male. Lo specialista di dati Florent Thouvenin invita a un cambiamento di mentalità nella protezione dei dati.

Signor Thouvenin, i nostri dati sono troppo protetti. La maggior parte delle persone non sarebbe d’accordo con questa affermazione.
Non si tratta di troppa protezione dei dati, ma di quella fatta in modo sbagliato. La tutela dei dati si basa sull’idea che è pericoloso se lo Stato o le aziende usano i nostri dati. Perciò il processo di elaborazione viene regolamentato; dal momento in cui i dati sono registrati fino a quando sono cancellati. Questo approccio è sbagliato.

Perché? I miei dati appartengono a me ...
No, dal punto di vista legale i dati non sono suoi.

Ma dovrebbe essere così!
Al contrario, sarebbe pericoloso.

Scusi?
Se lei fosse il proprietario dei suoi dati, li potrebbe anche vendere. E l’acquirente potrebbe utilizzare liberamente i dati, anche contro di lei. Capisce, il fatto che i dati non appartengano a lei le fornisce una certa protezione.

E la legge sulla protezione dei dati no?
Il concetto dell’attuale protezione dei dati risale agli anni Settanta. Nel frattempo il mondo è però cambiato sensibilmente. E anche ciò che intendiamo con sfera privata. La sfera privata è sicuramente importante nei confronti delle persone che conosciamo, ma se la cronologia delle mie ricerche su Google è salvata su qualche server, è per me – e molte altre persone – poco rilevante. Perlomeno finché nessuno che mi conosce può accedervi.

È pero seccante che mostri di dati come Google, Facebook, Amazon, ecc. sappiano così tanto di me ...
Non necessariamente. Non mordono. Non si tratta infatti di ciò che è salvato su un server qualsiasi, ma quali sono per me le conseguenze: sono discriminato oppure non posso entrare in un Paese a causa dei miei dati? Questo sarebbe un problema. Invece di regolamentare il processo dell’elaborazione dei dati, la protezione dei dati dovrebbe essere applicata in questi casi.

Ma io non so cosa fa un’azienda con i miei dati. Perché devono salvarli?
Perché ha dato il consenso e perché è utile anche a lei. Ad esempio i risultati di ricerca sono così buoni proprio perché Google ha tutti questi dati. È però vero che sappiamo troppo poco di quello che viene fatto con i nostri dati. Sebbene la legge sulla protezione dei dati richieda trasparenza, questo obiettivo non è ancora raggiunto.

Lo ha mostrato lo scandalo di Facebook.
Sì, tutti questi scandali hanno molto a che fare con il fatto che alle persone si dice solo in un secondo momento cosa accade ai loro dati. Tuttavia, tra due o tre mesi questo non interesserà più nessuno.

Scusi?
È l’errore dell’attuale protezione dei dati. Essa parte dal presupposto che sia importante poter controllare cosa succede con i nostri dati. Ma non abbiamo questo controllo nemmeno nei rapporti interpersonali. Lei non sa cosa io faccio con i dati che il mio cervello raccoglie su di lei.

Obiezione: ho il controllo su cosa le dico.
È vero, ma non può controllare cosa faccio di queste informazioni. Generalmente la legge interviene solo quando viene a crearsi un danno per lei. La situazione è però diversa per il diritto in materia di protezione dei dati. Non si parte da un problema concreto, ma si disciplina il processo pensando così di minimizzare il rischio di uno svantaggio o il danno. Senza sapere cosa potrebbe essere esattamente questo svantaggio.

Quali problemi concreti?
Ad esempio la questione dei prezzi personalizzati. Conosciamo tutti i prezzi dei voli che continuano a cambiare. Probabilmente perché il sito capisce che sto cercando per la terza volta un volo per Madrid. E quindi l’algoritmo fa aumentare il prezzo.

Non è giusto.
Esatto. Per la maggioranza delle persone è una discriminazione. Perciò nessuna azienda ammette di farlo. Lo si può vedere anche sotto un’altra prospettiva: mentre io posso pagare 200 franchi per un volo, un altro non può. Può magari pagarne solo 120. Questa disparità di trattamento è ingiusta o corretta? Lo ammetto, sarà la musica del futuro. Ma potrebbe anche succedere che ben presto i supermercati fissino il prezzo di un prodotto in modo individuale per ogni cliente.

Una nicchia per le persone che hanno pochi soldi e acquistano poi per i ricchi!
I sistemi si accorgerebbero che il pensionato o lo studente non acquista per sé. Una domanda centrale è se è giusto richiedere prezzi diversi a persone con redditi diversi. La legge sulla protezione dei dati non prende assolutamente in considerazione ciò. Questo approccio annulla molto il potenziale della digitalizzazione.

Ad esempio?
Nella medicina. Ciò che prescrive oggi il medico aiuta la maggior parte. Quale dose di quale medicinale aiuta però lei? Quanto vino rosso è giusto per lei? Qui c’è un enorme potenziale, sulla base dei nostri dati. Ma non lo sfruttiamo abbastanza. Il diritto in materia di protezione dei dati annienta molto opportunità solo per prevenire rischi che non conosciamo nemmeno.

Ci sono però anche rischi di abuso.
Naturalmente. La legge ci dovrebbe proteggere da tali rischi. C’è bisogno di trasparenza e sicurezza che i dati non finiscano nelle mani sbagliate. Finora questi due aspetti sono regolamentati nella legge sulla protezione dei dati, ma vengono attuati in modo insufficiente.

Florent Thouvenin è uno specialista della protezione dei dati. Lo zurighese di 42 anni è dal 2016 professore di diritto in materia di informazione e comunicazione presso l’Università di Zurigo, dove si dedica soprattutto alla tutela della sfera privata della società digitale.

Sehen Sie im Video: So geht Ringier mit Ihren Daten um.