LA RIVISTA DELLA
3e GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
3 SETTEMBRE 2019

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Giornata digitale 2019

A internet serve più svizzera
Sermîn Faki

Su mandato dell’ONU, un comitato di eccellenza ha discusso le regole della digitalizzazione. Unitamente a Melinda Gates e all’amministratore delegato di Alibaba Jack Ma, anche l’ex consigliera federale Doris Leuthard ha partecipato ai lavori.

Keystone

Ritratto:

L’argoviese Doris Leuthard (56) ha rappresentato il PPD in seno al Consiglio federale per 12 anni, sino alla fine del 2018. Quale ultimo incarico ha assunto la direzione del dipartimento delle infrastrutture DATEC. Oggi fa parte del Consiglio di amministrazione della Coop. Dal luglio 2018, è membro del gruppo delle Nazioni Unite sulla cooperazione digitale.

Signora Leuthard, la scorsa estate lei è stata nominata membro del gruppo di alto livello delle Nazioni Unite sulla cooperazione digitale. Di quali aspetti vi siete occupati?
Da diversi anni è evidente che il mondo necessita di un certo orientamento in materia di digitalizzazione. Perché, nonostante tutte le possibilità offerte da Internet, le nuove tecnologie comportano anche dei rischi – che si tratti di comprendere cosa significa pubblicare le proprie foto private sui social media, di discorsi di odio contro le donne o persino di atti che rischiano di minacciare la democrazia. Nel 2017, quando ero Presidente della Confederazione, ho richiamato l’attenzione del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres sulla necessità per l’ONU di prestare attenzione a tali questioni.

Perché?
Gli Stati non dispongono di strumenti adeguati a tal fine; la digitalizzazione è un fenomeno di portata globale. Inoltre, come sarebbe possibile trovare una soluzione con gli Stati Uniti, da un lato, e la Cina, dall’altro? L’idea è quindi stata di unire le forze sotto un unico denominatore, l’ONU, portando allo stesso tavolo gli Stati, come pure le ONG e gli esperti del settore.

Ora è stato presentato il rapporto. Quali sono le conclusioni?
Non ci occorrono nuove regole. Tuttavia, dobbiamo garantire che le regole che esistono nel mondo analogico si applichino anche a Internet.

Ad esempio?
I diritti dell’uomo. Anche quando sono i robot o gli algoritmi a prendere le decisioni: gli individui e i loro diritti devono essere al centro delle nuove tecnologie. Il sistema più semplice e veloce per garantirlo è che i giganti della tecnologia si impegnino a rispettare determinati standard.

Ma e Gates sono poco propensi a riconoscere i rischi

Facebook, Google, Alibaba ed altri non ne saranno particolarmente lieti. Come si sono espressi Melinda Gates e Jack Ma, i due rappresentanti dei giganti del settore che hanno condotto i lavori del gruppo?
Jack Ma e Melinda Gates vedono soprattutto i benefici della digitalizzazione: posti di lavoro e prosperità, sono invece meno propensi a riconoscerne i rischi. Sono però consapevoli che l’assenza di regole espone al rischio di una perdita di fiducia. Le persone si allontaneranno dalla tecnologia nel dubbio che le aziende, che esercitano un controllo sempre maggiore su di noi, ci possano danneggiare.

Qual era il suo ruolo in seno alle discussioni?
Ho affermato che non si può continuare di questo passo. Unitamente ad altri rappresentanti europei, ci siamo impegnati a promuovere valori come la trasparenza. In qualità di cittadina svizzera, ho inoltre illustrato i vantaggi di coinvolgere attivamente tutte le parti interessate, come sempre avviene in Svizzera, ad esempio nel corso delle consultazioni.

È riuscita a convincerli?
Sì, abbiamo trovato un terreno d’intesa. Occorre tuttavia ricordare che la prospettiva europea è particolarmente distante da quella asiatica. In Asia e in Africa, l’attenzione si concentra molto di più sugli aspetti economici o se sia o meno possibile accedere a Internet, mentre la fiducia, la sicurezza e l’equità su Internet rivestono una minore importanza.

Oltre a L’Aia e ad Helsinki, Ginevra potrebbe entrare in linea di conto anche come sede del Comitato Internet dell’ONU. Quali sono le nostre possibilità?
Considerate le sue numerose organizzazioni internazionali, Ginevra è predestinata a questo ruolo. Tuttavia, non è sufficiente: dovremo offrire qualcosa in più. Da un lato, l’infrastruttura necessaria - come un edificio che l’organizzazione potrebbe utilizzare, dall’altro dovremo anche dimostrare, in termini di contenuti, che la Svizzera è il luogo giusto per questo compito.

In che modo?
Potremmo, ad esempio, definire degli standard nostri, oppure promuovere, in determinati settori, dei progetti pilota, come sistemi sanitari o di perfezionamento digitali.

Al momento però la Svizzera non è particolarmente innovativa: tecnologie come il 5G o l’identità elettronica stanno incontrando notevoli resistenze. Non è uno svantaggio?
Gli abitanti del Nord Europa sono più aperti alle nuove tecnologie rispetto a noi, ma non bisogna neppure peccare di ingenuità. I nostri cittadini esprimono chiaramente l’idea che fidarsi è bene, ma controllare è meglio. Non deve costituire uno svantaggio il fatto di interessarci alla gestione dei nostri dati, anziché fidarci ciecamente
di Google e altri operatori.

È lieta di aver ricevuto il mandato dell’ONU? Avrebbe rischiato di annoiarsi dopo le sue dimissioni dal Consiglio federale?
(ride) Un pochino sì. Lo ammetto, passare da un grande carico di lavoro a un’agenda vuota è stato un notevole cambiamento. Ma non preoccupatevi, sto bene e mi piace avere più tempo da dedicare alle mie amiche, al giardinaggio e persino ai lavori di casa.

Sotto la guida del CEO di Alibaba Jack Ma (al centro) e Melinda Gates (sin.), nel mese di giungo Doris Leuthard ha collaborato insieme ad esperti all’allestimento di una normativa internazionale nel campo della digitalizzazione.
Keystone