LA RIVISTA DELLA
3e GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
3 SETTEMBRE 2019

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Giornata digitale 2019

Come può ancora migliorare la Svizzera?

Il presidente Ueli Maurer intende posizionare la Svizzera quale centro per le nuove tecnologie. A suo avviso, sia il settore privato che lo Stato sono chiamati a sfruttare meglio le opportunità offerte dall’innovazione e dalla digitalizzazione.

Daniel Kellenberger

Onorevole Presidente della Confederazione, lei viene ripetutamente definito il «Ministro digitale». Perché la digitalizzazione è così importante per lei?
Non è particolarmente rilevante solo per me, è estremamente importante per la Svizzera. Oggi molti processi sono ancora complessi e distanti dai cittadini. La digitalizzazione consente di semplificare vari aspetti della vita: un esempio a livello amministrativo è il progetto eTrasloco, che permette di sbrigare su Internet il necessario scambio di corrispondenza per il trasferimento del comune di domicilio. Dobbiamo continuare a promuovere questo genere di facilitazioni e le tecnologie su cui si basano.

A suo modo di vedere, quali settori saranno particolarmente interessati da questo sviluppo?
Ci saranno grandi cambiamenti in molti settori. Pensiamo, ad esempio, alla tecnologia blockchain: sono convinto che renderà superflui gli intermediari, con benefici in termini di sicurezza. Ad esempio, vi sono interessanti possibilità per il commercio di opere d’arte oppure ovunque sia necessario proteggere i dati e le transazioni da manipolazioni. È l’inizio di un’evoluzione, con cui la Svizzera deve tenere il passo.

Da anni le criptovalute stanno suscitando scalpore nel settore finanziario. Vuole rendere la Svizzera un centro per le criptovalute?
No, la Svizzera deve diventare un centro per le nuove tecnologie. Ritengo che le criptovalute siano piuttosto un prodotto secondario nell’ambito di un’evoluzione più ampia. È importante distinguere tra le criptovalute e la tecnologia blockchain alla loro base. Per il futuro, tuttavia, sarà di fondamentale importanza la tecnologia blockchain dietro Bitcoin e altre criptovalute.

Con Libra, Facebook è diventato un grande attore nel settore delle criptovalute. Si tratta di un’opportunità o di una minaccia per i suoi progetti?
Il compito della politica è creare condizioni per promuovere l’innovazione e le nuove tecnologie finanziarie. In linea di principio, questo approccio vale anche per Libra, tuttavia non disponiamo ancora di sufficienti informazioni per valutare le opportunità e i rischi di questo progetto.

Ritratto:

Ueli Maurer (69) riveste per la seconda volta il ruolo di Presidente della Confederazione. In seno al Consiglio federale occupa un seggio per l’UDC da dieci anni. Inizialmente è stato responsabile del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), nel 2016 ha poi assunto la direzione del Dipartimento federale delle finanze (DFF). Prima di entrare nel Consiglio federale è stato presidente dell’UDC (1996-2008) e direttore generale dell’Unione dei contadini del Canton Zurigo. Ueli Maurer è coniugato e ha sei figli.

Dopo tutto, molte tecnologie finanziarie fanno già parte della quotidianità: basta pensare ai pagamenti tramite cellulare o al crowdfunding. Tuttavia, questo aspetto la preoccupa in modo particolare. Perché?
I modelli di business basati sulle nuove tecnologie finanziarie sono in continua evoluzione e il processo di digitalizzazione in atto nel settore finanziario è tutt’altro che terminato. Se vogliamo che la piazza finanziaria svizzera preservi anche in futuro la sua posizione di rilievo a livello internazionale, dobbiamo anticipare questi sviluppi e svolgere un lavoro pionieristico nella definizione delle condizioni quadro.

Il settore è basato essenzialmente sulle start-up, piccole aziende come Revolut stanno rivoluzionando i pagamenti internazionali. La piazza finanziaria svizzera è pronta a questo passo?
La Svizzera è uno dei Paesi più innovativi al mondo. Oltre alle numerose start-up, anche operatori affermati come banche e assicuratori stanno facendo avanzare lo sviluppo tecnologico. Inoltre, la Svizzera vanta condizioni quadro favorevoli nel campo dell’innovazione, ma sia il settore che lo Stato devono sfruttare ancora meglio le opportunità offerte dall’innovazione e dalla digitalizzazione.

Le start-up di grande successo non nascono in Svizzera. Non disponiamo dei migliori cervelli oppure siamo poco attrattivi?
Non si tratta né dell’uno né dell’altro: con le nostre università e il Politecnico federale vantiamo molti ottimi cervelli in Svizzera e stiamo anche valutando se e come renderci più attrattivi per le start-up con incentivi fiscali. A prescindere da questo, ci sono molte aziende di questo tipo in Svizzera, ad esempio, nel settore blockchain.

Fintech ha anche un altro lato oscuro. Come intende garantire, ad esempio, che il denaro proveniente dal commercio di droga o armi non venga riciclato attraverso le Fintech svizzere?
La legge contro il riciclaggio di denaro vale anche per le attività relative alle criptovalute come Bitcoin. Già oggi queste disposizioni sono valide per un’ampia gamma di servizi del settore finanziario, forniti essenzialmente con le nuove tecnologie. La Financial Action Task Force (FATF), ovvero l’organismo internazionale leader nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, nel suo rapporto nazionale 2016 ha giudicato complessivamente buona l’azione della politica svizzera contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Per quanto concerne i rischi e i pericoli della digitalizzazione, il Consiglio federale ha creato un Centro di competenza in materia di cibersicurezza. Qual è il suo compito?
Questo Centro è stato creato per supportare la popolazione e il settore economico nella protezione dai ciber-rischi. L’Amministrazione federale dispone da anni delle relative competenze, in precedenza suddivise tra i vari dipartimenti. Ora disponiamo di una struttura e una centralizzazione più chiare; il Centro si basa sulla già nota Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione «MELANI», divenuta un punto contatto nazionale per la sicurezza informatica.

Secondo lei, quali sono i rischi maggiori?
Per la sicurezza della Svizzera, il rischio maggiore è rappresentato da attacchi mirati alle infrastrutture critiche perpetrati da soggetti altamente specializzati, spesso con il sostegno di agenzie governative. In Svizzera abbiamo già constatato a più riprese casi di spionaggio con attacchi informatici. Sono noti anche casi all’estero in cui infrastrutture critiche, come il sistema di alimentazione elettrica, hanno subito attacchi informatici. Questi attacchi possono colpire tutti noi: privati, PMI o grandi imprese.

In che modo è possibile proteggersi?
Quando si tratta di cibersicurezza, abbiamo tutti il dovere di gestire i nostri dati in modo responsabile. La Confederazione può solo svolgere una funzione di supporto, la sensibilizzazione della popolazione e dei dipendenti delle aziende è dunque essenziale. Naturalmente, le misure tecniche di base come l’antivirus vanno attuate ovunque e sono necessari provvedimenti organizzativi anche in ambito aziendale.

Quante persone saranno impiegate nel Centro di competenza?
Gli uffici responsabili della cibersicurezza, unitamente al Centro di competenza, creeranno in totale 24 nuovi posti di lavoro dal 2020. Prevediamo che gli aspetti della sicurezza saranno ancora più importanti in futuro, pertanto è previsto un ulteriore ampliamento nei prossimi anni.

Il Consiglio federale sembra considerare la digitalizzazione come un’opportunità e la sta sostenendo. A tale riguardo, basta pensare all’identità elettronica (eID). Tuttavia, intende affidare il rilascio dell’identità elettronica ad aziende private. Perché non se ne occupa direttamente?
Perché il settore privato è più vicino agli utenti e alle adeguate tecnologie digitali e può svolgere questa funzione indubbiamente meglio. La Confederazione sarebbe eccessivamente oberata, considerate l’evoluzione tecnologica e le disposizioni normative da rispettare in questo ambito. Tuttavia, il ruolo dello Stato rimane fondamentale perché solo lui può confermare l’esistenza di una persona e i dati della sua identità, quali nome, sesso o data di nascita.

Recentemente, Swisscom – un’azienda che partecipa all’eID – ha dovuto ammettere che, dei dati sono stati cancellati dal servizio cloud. Può capire lo scetticismo nei confronti di questa soluzione?
Swisscom non è un’azienda che partecipa all’eID, ma solo un membro della jont venture SwissSign, incaricata del rilascio dell’attuale SwissID. SwissSign AG è una delle tante possibili aziende interessate ad essere riconosciute dalla Confederazione quale emittente di un’eID, sotto lo stretto controllo dello Stato.

Considerate queste premesse è sensato collegare all’eID dati sensibili, come quelli della cartella informatizzata del paziente? Nessuno lo vorrà.
L’eID è un login approvato dallo Stato e quindi uno strumento molto affidabile nel mondo digitale, ma non è collegato alla cartella in­formatizzata del paziente. Però, in futuro, sarà utilizzabile anche per il login alla mia cartella clinica. Occorre sottolineare che l’eID non è un obbligo prescritto dallo Stato, ma è facoltativo.

E per concludere: la foto attuale del Consiglio federale è stata scattata con un telefono cellulare. Quanto tempo trascorre di fronte al display?
Non interessa nemmeno a me, quindi perché dovrebbe interessare i vostri lettori?

Quale app usa più frequentemente?
La piccola icona verde un po’ retrò che raffigura un ricevitore telefonico.

Qual è la sua app preferita?
Nessuna. Per me il cellulare è solo uno strumento di lavoro, non un passatempo.