LA RIVISTA DELLA
3e GIORNATA DIGITALE SVIZZERA
3 SETTEMBRE 2019

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Giornata digitale 2019

Quanto è digitale la democrazia in svizzera?

I politici lo hanno capito: con i social media e le tecnologie digitali si vincono le elezioni. Anche la società civile ne ha riconosciuto il potenziale: si connette a piattaforme civili digitali, crea campagne nel web, rivendica il diritto di esercitare il potere, sfidando così il mondo della politica. Proprio come Daniel Graf con WeCollect, la piattaforma di raccolta firme. I suoi metodi sono sorprendentemente low-tech: un sito web, una newsletter, un indirizzario. Chi desidera sostenere un’iniziativa inserisce nella piattaforma cognome, indirizzo ed e-mail e gli viene poi inviato un apposito modulo in formato PDF per la raccolta di firme che si può stampare e sottoscrivere. La rubrica con 60 000 contatti costituisce il vero capitale. Se si lancia una nuova iniziativa, i contatti vengono informati tramite e-mail e velocemente mobilitati. Quest’anno WeCollect ha subito la concorrenza dei partiti borghesi: con la piattaforma Collectus, sostenuta dai giovani politici dell’UDC e del PLR o con il progetto «The People» con cui Olivier Kellser, autore dell’iniziativa «No Billag», pianifica un «Facebook della politica».

Queste piattaforme web sono accomunate dal fatto che, alla fine, hanno comunque bisogno di una firma cartacea: perché nel 2017, con una decisione di principio, il Consiglio federale ha bocciato l’e-collecting, ossia la raccolta di firme digitali per referendum e iniziative popolari, e lo scorso giugno ha deciso all’ultimo momento di rinunciare per ora al voto elettronico. In realtà, già per le elezioni del 2019, era stato previsto l’uso dell’e-voting. Gli hacker hanno però individuato un errore nel codice fonte del sistema sviluppato dalla Posta svizzera, poi aspramente criticato. In realtà la Svizzera è stata fra i pionieri del voto elettronico: già nel 2000 la Confederazione e i Cantoni avevano lanciato il progetto «Vote électro­nique» e, dal 2004, alcuni di questi ne stanno sperimentando l’uso; ora, per problemi tecnici, si è finiti in un vicolo cieco. Un’iniziativa richiede addirittura una moratoria sul voto elettronico.

Anche un altro pilastro della gestione digitale è fonte di discussioni: l’eID, ossia l’identità elettronica. Con questo login centrale i cittadini potrebbero votare e utilizzare online servizi statali, ma anche bancari, postali, assicurativi e di provider di telefonia mobile. Questa estate il Parlamento ha approvato a riguardo un’apposita legge che affida ad aziende private la gestione dell’eID che lo Stato invece si limita a regolamentare. Stando ai sondaggi però, il popolo non ne è per nulla entusiasta: l’87 % vuole che sia solo lo Stato ad assumersi questo compito, soprattutto a causa della protezione dei dati. I contrari stanno perciò preparando un referendum.