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«L’homeschooling ci ha aperto gli occhi»

La chiusura generalizzata ha obbligato le nostre scuole a passare all’insegnamento a distanza dall’oggi al domani. Jasmin e Thomas Widmer hanno vissuto in prima persona questo periodo. La coppia di insegnanti ci parla della necessità di sfatare Internet e della sfida dell’insegnamento digitale.

Ensemble pendant le confinement scolaire: Jasmin, 33 ans, et Thomas Widmer, 35 ans, sont tous deux enseignants à l’école primaire à Biberstein, en Argovie.
Valeriano Di Domenico

Aline Wüst

Una coppia di insegnanti con una bambina e l’homeschooling da organizzare durante la chiusura generalizzata. Non vi sarete certo annoiati!

Jasmin: Abitiamo in un trilocale, non abbiamo un ufficio e ci dividiamo un portatile: organizzare il lavoro da casa all’inizio è stata una sfida.

Ma ci siete riusciti. Come avete fatto?

Jasmin: Fortunatamente Thomas ha ricevuto un computer dalla scuola. La camera da letto si è trasformata nel nostro ufficio. Abbiamo inoltre coordinato le nostre videoconferenze con gli allievi in modo tale che uno di noi potesse occuparsi di nostra figlia.

Thomas: Quando un’allieva di Jasmin aveva una domanda, a uno dei miei allievi serviva aiuto e al contempo nostra figlia piangeva il livello di stress era davvero elevato. Avevo l’impressione di dover sempre essere a disposizione.

A quale strumento vi siete affidati per comunicare con le classi?

Jasmin: Il venerdì, quando la chiusura generalizzata sembrava ormai inevitabile, la direzione ci ha pregato di mostrare agli allievi il funzionamento di Microsoft Teams. Ho dedicato il pomeriggio a spiegare il programma. Gli allievi non hanno avuto modo di esercitarsi. Al termine delle lezioni era chiaro: le scuole rimangono chiuse. Ma i ragazzi si sono adattati perfettamente: è bastato spiegarlo una volta e nella maggior parte dei casi ha funzionato senza problemi.

Thomas: Anche noi abbiamo lavorato con Microsoft Teams. Le nostre direzioni scolastiche erano molto ben organizzate e hanno instaurato vie di comunicazione brevi e dirette tra genitori e insegnanti. Erano a disposizione un’apposita hotline relativa al coronavirus interna alla scuola e dei video tutorial che semplificavano le lezioni.

Avete dato uno sguardo diretto alla vita familiare di tutti i giorni dei vostri allievi. Cosa vi ha sorpreso aggiormente?

Jasmin: Abbiamo visto quali ragazzi hanno una struttura quotidiana ben definita. Intendo le famiglie in cui una persona si occupa di controllare che l’allievo si alzi, faccia colazione e sia puntuale e «presentabile» davanti al computer. È capitato che alcuni allievi si alzassero solo quando li chiamavamo oppure si presentassero davanti al computer ancora in pigiama. Una nota positiva è che i genitori hanno apprezzato il ritmo prescritto dalla scuola. Anche l’apprendimento nell’uso del computer mi sembra un’esperienza estremamente preziosa per allievi e insegnanti.

Thomas: Sono rimasto sorpreso della rapidità con cui è stato possibile avviare il sistema homeschooling. È stato un progetto comune al quale ognuno ha dato il proprio contributo. I genitori hanno inoltre avuto grande comprensione per il fatto che si trattava di una situazione nuova anche per noi insegnanti.

Quindi le lezioni si possono benissimo tenere in versione virtuale?

Thomas: All’inizio pensavo non fosse un problema. Ma non funziona con tutte le attività. Con il senno di poi sconsiglio di organizzare una serata per i genitori via Zoom. Mi sono mancati i feedback personali. Determinate cose funzionano solo con il contatto personale.

Jasmin: La maggior parte degli allievi è stata contenta di poter tornare a scuola. Certo, non necessariamente per le lezioni, bensì piuttosto per i contatti sociali. È uno dei lati positivi della chiusura generalizzata. Il sogno più grande di alcuni ragazzi era diventato realtà: trascorrere tutto il giorno su Netflix, Instagram e Tiktok. Dopo aver passato intere settimane rinchiusi con i loro dispositivi e con tutte le relative offerte si sono però resi conto che questo non bastava a renderli felici.

La chiusura generalizzata ha cambiato il vostro modo di insegnare?

Jasmin: All’inizio pensavamo di poter distribuire compiti online anche in futuro, ad esempio quando un allievo è malato. Oppure di poter tenere le lezioni in forma digitale qualora un insegnate finisse in quarantena.

La realtà è un’altra?

Jasmin: Sì, è ben diversa. Rimane un tema difficile. Nella testa delle persone molto è cambiato durante l’homeschooling, ma non per quanto riguarda l’attuazione. Una cosa è certa: ha aperto gli occhi a noi insegnanti. Dobbiamo rendere la scuola più digitale per poter tenere il passo.

Cosa significa la digitalizzazione per le lezioni?

Thomas: Da questo punto di vista sono piuttosto un pioniere. I miei allievi di terza lavorano già con gli iPad. Molti insegnanti trovano importante che gli allievi imparino a usare un dizionario. Ma per quale ragione? In futuro cercheranno comunque tutte le informazioni attraverso il computer. Oggi regna ancora l’immagine romantica che la scuola debba continuare ad essere come ai nostri tempi. Da questo punto di vista la chiusura generalizzata ha aperto gli occhi ad alcune persone. Mi auguro che sia possibile modernizzare alcune posizioni.

Non è forse vero che gli allievi oggi si destreggiano meglio nel mondo digitale rispetto a noi adulti?

Thomas: Spesso mi sorprende vedere quanto poco i ragazzi conoscano il mondo digitale sebbene li accompagni sin dalla nascita. All’inizio dell’anno scolastico i miei allievi di terza sapevano come aprire YouTube, ma non sapevano usare un motore di ricerca. Durante la chiusura generalizzata gli allievi di quarta si sono divertiti a usare la chat e soprattutto a inviare faccine. Presto hanno però iniziato a seccare e a infastidire gli altri. È possibile che a lungo termine si sarebbero verificati episodi di cyberbullismo. Per questa ragione ho chiuso la chat.

Dobbiamo rendere la scuola più digitale per poter tenere il passo

Il mondo digitale non ha confini. La distrazione è un pericolo durante le lezioni?

Jasmin: Prendere un computer, aprire un programma e usarlo per un determinato periodo richiede un’elevata competenza da parte dell’allievo. Questi dispositivi offrono pur sempre tante alternative invitanti ai bambini. Anche se si tratta solo di cambiare le impostazioni. Lo ammetto: quando ho 23 bambini che lavorano al computer non ho modo di controllare cosa fanno esattamente quando distolgo lo sguardo.

Thomas: Io la vedo diversamente. Quando i miei allievi di terza tengono in mano per la prima volta un iPad c’è molta agitazione. Lo vedono in primo luogo come un «divertimento». Concentrarsi sul compito impartito è difficile. Dobbiamo sfatare il fascino di iPad e Internet. I bambini devono vederli come strumenti di lavoro e non come dispositivi per vedere filmati divertenti. Nel frattempo gli allievi di quarta sanno gestire bene questi dispositivi.

Jasmin: Occorre il tempo necessario. Quando dico ai miei allievi di quinta che lavoreremo con il computer sono delusi perché non sono ancora abituati a usarlo come strumento di lavoro. È imperativo seguirli molto da vicino.

Cosa serve ai bambini per imparare?

Jasmin: Il rapporto con l’insegnante e un buon ambiente di classe sono fattori più importanti di un’aula virtuale. Hanno bisogno di sicurezza per potersi sviluppare.

Nella Silicon Valley alcuni genitori mandano i figli nelle scuole che non usano computer. Scelgono in modo consapevole di tenerli lontani dalla tecnologia per promuovere creatività e fantasia. È una buona idea?

Jasmin: Secondo me è importante che la scuola non tenga i bambini lontano dai computer. Devono pur sempre diventare membri attivi della società. Naturalmente è importante promuovere creatività e fantasia senza strumenti digitali. Devono inoltre imparare a trovare le risposte alle seguenti domande: cosa faccio quando non mi sento bene? Cosa mi rende felice? Come sfrutto il mio tempo libero? Sono fermamente convinta che quello che ci fa bene davvero sono cose che non hanno nulla a che vedere con il cellulare.

Thomas: Anche secondo me è importante imparare ad avere una competenza mediale. Ho avuto allievi che mi hanno mostrato l’immagine di uno squalo con degli occhiali da sole e volevano sapere se esistesse davvero. È fondamentale spiegare loro che in Internet si possono trovare moltissime false informazioni. I bambini devono imparare a filtrare i contenuti.

È possibile imparare tutto in forma digitale?

Thomas: Vado spesso nel bosco con i bambini. L’obiettivo è mostrare loro quello che Internet non può insegnare. Ad esempio come accendere un fuoco. Occorre trovare una soluzione anche a un compito di matematica, ma se non ci si riesce non è un problema. Se invece d’inverno fa freddo e non riusciamo ad accendere un fuoco, soffriamo il freddo. I bambini devono comprendere entrambi i mondi: quello reale e quello digitale. È impossibile tenerli lontani. Non sono un appassionato di computer, ciononostante mi sento in obbligo di trasmettere loro conoscenze importanti per il futuro.

Cosa cambiereste nella scuola di oggi?

Jasmin: Vorrei ci fosse più spazio per l’individualità. Tutto viene prescritto nei minimi dettagli. Ci si concentra su poche materie. Se un bambino non eccelle in una di queste è subito considerato un allievo debole. Non vi è spazio per lo sviluppo di bambini con talenti artistici, né per i ragazzi chiassosi e vivaci. Se il quadro non fosse così rigido i bambini potrebbero decidere loro stessi cosa vogliono imparare. Tutti vengono inoltre giudicati e valutati secondo le stesse scale e gli stessi criteri. Secondo me è importante che in queste classificazioni si considerino anche i progressi personali. 

Thomas: Sono d’accordo con Jasmin. Non mi disturba che i bambini lavorino con il computer. Mi disturba invece il fatto che tutti debbano fare esattamente la stessa cosa. La scuola dovrebbe promuovere maggiormente l’individualità e l’autostima dei bambini. Devono imparare in modo autonomo e noi insegnanti dobbiamo confidare nel fatto che usino Internet per cercare quello che gli serve e non per guardare un qualche sciocco video.

Può fare un esempio?

Thomas: Con una classe di seconda ho programmato un gioco matematico. Sembra complicato, ma in realtà è molto semplice. Si trattava di far ruotare una figura di 360 gradi. I bambini erano troppo piccoli per capire il significato di «gradi». Ho detto loro di lasciar perdere, che non dovevano ancora sapere cosa significasse. Sono quindi andati in Internet a cercare il significato – perché volevano saperlo. La trovo una cosa fantastica. Ed è così che dev’essere.

Cosa consigliate ai genitori per quanto riguarda l’utilizzo di cellulari e tablet?

Jasmin: È importante limitare il tempo che possono trascorrere davanti a uno schermo, interessarsi su come sfruttano il tempo a disposizione e seguirli. I genitori devono essere consapevoli dell’entità del mondo virtuale e non devono lasciare da soli i figli. I genitori sono modelli da seguire. Per questo motivo, di notte i cellulari non vanno tenuti in camera da letto e di giorno non hanno spazio a tavola.